Le Alpi vivono un momento critico: il 2025 mostra un crollo mai osservato prima. Un report rivela dettagli che non possono più essere ignorati.
Il 2025 verrà ricordato come un anno spartiacque per le Alpi, un punto di non ritorno che ha mostrato quanto l’alta quota sia ormai vulnerabile. I ghiacciai si stanno ritirando come mai prima d’ora, il permafrost perde stabilità e gli eventi estremi diventano più frequenti e violenti.
I dati raccolti nel report ‘Carovana dei Ghiacciai’ di Legambiente delineano una montagna in sofferenza, dove la fragilità è diventata la nuova normalità. Ciò che un tempo sembrava lontano, oggi tocca da vicino comunità, territori e infrastrutture, portando alla luce una crisi evidente e impossibile da ignorare.
Instabilità crescente delle Alpi : un rischio ormai concreto
Il 2025 è stato l’anno con il maggior numero di fenomeni franosi registrati in alta quota. Ben 40 eventi sono stati documentati, con un picco significativo ad agosto. A sorprendere gli studiosi è stata la quasi equivalenza tra crolli di roccia e colate detritiche, un cambiamento che riflette il degrado del permafrost, sempre meno in grado di fungere da collante naturale.
Alcune regioni hanno vissuto momenti particolarmente critici, come il Veneto con 17 episodi e la Valle d’Aosta con 12. Ma la dinamica non è isolata: dal 2018 sono state censite 671 frane principali sull’intero arco alpino. Territori abitati da oltre 276 mila persone e costellati da edifici e imprese ora esposti a rischi crescenti.

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L’instabilità è anche meteorologica. Le piogge intense rimangono il fenomeno dominante, seguite da raffiche di vento, esondazioni fluviali e frane legate alle precipitazioni violente. Parallelamente, l’aumento delle temperature accelera la fusione dei ghiacciai e riduce drasticamente le nevicate, amplificando la frequenza di acquazzoni estivi.
Un dato emblematico conferma la portata del cambiamento: in sessant’anni, le Alpi italiane hanno perso oltre 170 km² di superficie glaciale. Il 2025 ha lasciato immagini impressionanti, tra cui il crollo del ghiacciaio di Birch in Svizzera, che ha travolto parte del villaggio di Blatten. Un episodio che non può essere archiviato come evento eccezionale, ma come conseguenza diretta del rapido deterioramento del permafrost.
Sono moltissimi i luoghi che stanno soffrendo a causa dell’instabilità delle alpi mettendo a rischio l’intero ecosistema. Gli esperti di insistono sulla necessità di monitoraggi continui, aggiornamenti delle carte di pericolosità e strumenti adeguati per gestire i fenomeni idrogeologici. Manca ancora un catasto dei ghiacciai e una mappa del permafrost completa, elementi essenziali per comprendere e affrontare i cambiamenti in corso.