Nel cuore della Valsesia si erge un borgo, una delle testimonianze più affascinanti e suggestive del patrimonio religioso.
Nato alla fine del XV secolo con l’intento di ricreare una Nuova Gerusalemme, il complesso rappresenta oggi un capolavoro di spiritualità e arte, riconosciuto nel 2003 come Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO insieme agli altri Sacri Monti Prealpini.
L’idea di realizzare una Nuova Gerusalemme sul Sacro Monte di Varallo si deve a padre Bernardino Caimi, francescano che nel 1486 ottenne l’autorizzazione papale per riprodurre i luoghi sacri della Terra Santa in un ambiente montano. La scelta cadde su una maestosa parete rocciosa, ideale per ospitare le rappresentazioni sacre. Nel 1491 fu inaugurata la cappella del Santo Sepolcro, fedele riproduzione di quella originale di Gerusalemme, che divenne luogo di preghiera anche per grandi figure della Chiesa come San Carlo Borromeo.
Il progetto, inizialmente concepito per offrire ai pellegrini un’esperienza spirituale immersiva, assunse ben presto un ruolo più ampio: dopo il Concilio di Trento, infatti, la Nuova Gerusalemme divenne strumento di contrasto all’eresia protestante, promuovendo un recupero dei valori cristiani attraverso la bellezza artistica e la narrazione visiva.
Un “gran teatro montano” tra arte e fede
Nel corso di due secoli, il complesso si è arricchito di numerose costruzioni, tra cui la basilica dedicata all’Assunta e ben quarantacinque cappelle. Questi spazi sacri, arricchiti da affreschi, statue policrome e scenografie prospettiche, raccontano in modo drammatico e coinvolgente la vita e la passione di Cristo. Le rappresentazioni spaziano da Nazareth a Betlemme, passando per Gerusalemme, con tappe iconiche come la cappella dei Re Magi, quella dell’Adorazione dei Pastori e il Calvario.
Il contributo più significativo all’opera fu quello di Gaudenzio Ferrari, artista valsesiano che lasciò una traccia indelebile con la grandiosa cappella della Crocifissione, definita dagli esperti come la “Cappella Sistina del Piemonte”. Questa cappella vanta ottantasette statue realizzate dallo stesso Gaudenzio, che ne curò anche l’architettura, conferendo una forte carica emotiva e drammatica al racconto sacro.
Negli anni Sessanta del Cinquecento, la direzione dei lavori passò a Galeazzo Alessi, che riorganizzò le cappelle secondo un ordine cronologico, piuttosto che topologico, per consentire ai fedeli di seguire con maggiore facilità gli eventi della vita di Cristo. Nel Seicento, grandi pittori come Morazzone e Tanzio da Varallo arricchirono ulteriormente gli ambienti con affreschi di grande intensità, quest’ultimo distinguendosi per la capacità di rappresentare una vasta gamma di tipi umani con grande realismo e profondità emotiva.

Un patrimonio culturale e spirituale di rilievo mondiale(www.viaggioa360.it)
Oggi il Sacro Monte di Varallo non è solo un luogo di culto, ma un vero e proprio “gran teatro montano” che testimonia la sinergia tra arte, fede e paesaggio naturale. L’insieme costituisce una straordinaria opera architettonica inserita armoniosamente nel contesto naturale delle Prealpi, che ha saputo mantenere intatta la sua funzione didattica e spirituale nei secoli.
La sua inclusione tra i Patrimoni dell’Umanità UNESCO nel 2003 ha riconosciuto il valore unico di questa testimonianza storica, che rappresenta una delle più alte espressioni di arte sacra e di spiritualità in Europa. Il Sacro Monte di Varallo continua a essere meta di pellegrinaggi e visite culturali, attirando ogni anno migliaia di visitatori desiderosi di immergersi in un percorso che unisce la devozione religiosa all’esperienza artistica e paesaggistica.
L’opera di Gaudenzio Ferrari, Galeazzo Alessi, Morazzone e Tanzio da Varallo, insieme alla sapiente disposizione delle cappelle e alla suggestione del paesaggio, rendono il complesso un esempio unico di come il territorio, la fede e la creatività umana possono fondersi per creare un patrimonio immo