Tra le meraviglie artistiche del centro storico di una nota città, una celebre fontana si distingue per la sua straordinaria bellezza.
Situata in piazza Pretoria a Palermo, proprio dietro i Quattro Canti, questa fontana rinascimentale è universalmente riconosciuta come una delle più affascinanti opere d’arte pubblica dell’Italia meridionale. Ma cosa si cela sotto la superficie marmorea di questa celebre fontana, spesso chiamata dai palermitani “Fontana della Vergogna”?
La Fontana Pretoria fu concepita a metà del XVI secolo dallo scultore fiorentino Francesco Camilliani (1530-1576), discepolo di Baccio Bandinelli, la cui fama è strettamente legata a questa monumentale opera. Originariamente destinata a ornare il giardino della villa fiorentina di Don Pedro Álvarez de Toledo y Zúñiga, viceré di Napoli, la fontana fu successivamente venduta al Senato palermitano e trasferita a Palermo, dove venne installata nella piazza che oggi porta il suo nome.
Don Pedro Álvarez de Toledo y Zúñiga (1484-1553) fu una figura chiave nel panorama politico del Cinquecento italiano: viceré di Napoli dal 1532 al 1553, la sua amministrazione fu caratterizzata da una profonda trasformazione urbanistica e sociale della città partenopea. Fu lui a commissionare la fontana per il suo giardino fiorentino, ma dopo la sua morte e a causa delle difficoltà economiche del figlio Luigi Álvarez, l’opera fu messa in vendita e acquistata da Palermo.
Il trasferimento a Palermo richiese lo smantellamento della fontana in 664 pezzi, alcuni dei quali si danneggiarono durante il trasporto via mare. Per adattare la fontana all’attuale piazza, si dovettero abbattere alcune abitazioni, poiché la fontana era stata originariamente progettata per un ampio spazio aperto. Ancora oggi, la sua monumentalità appare sproporzionata rispetto alle dimensioni della piazza stessa.
Il mistero nascosto sotto la fontana
La fontana è composta da 48 statue raffiguranti divinità, figure mitologiche e allegoriche, molte delle quali in nudità integrale. Questo particolare aspetto ha suscitato scandalo e controversia tra i palermitani fin dal suo arrivo, tanto da guadagnarle il nome di “Fontana della Vergogna”. Tuttavia, il soprannome non si riferisce unicamente alle statue nude: fu anche un riferimento critico alle spese esorbitanti sostenute per l’acquisto e l’installazione dell’opera, con costi giudicati “vergognosi” dalla cittadinanza, che portarono a chiamare anche la piazza adiacente con la stessa denominazione.
L’opera è un esempio emblematico del tardo manierismo toscano, con un complesso sistema di vasche concentriche, ponti, balaustre e un gioco d’acqua particolarmente sofisticato. Al centro della fontana, si erge una statua che rappresenta Bacco, ma a Palermo è stata ribattezzata “Genio di Palermo”, simbolo della città.

Il mistero nascosto sotto la fontana (www.viaggioa360.it)
Il vero segreto della fontana si rivela scavando sotto la sua superficie. Attraverso una botola nascosta sotto le balaustre di marmo, è possibile accedere a un complesso sistema sotterraneo di cunicoli scavati nella roccia, con un intricato intreccio di tubazioni e condutture che alimentano i 56 getti d’acqua della fontana. Questi zampilli sgorgano da narici di animali mitologici e colonne, riempiendo le varie vasche e dando vita a un gioco d’acqua spettacolare e complesso.
Il sistema comprende 24 getti che escono da teste di creature fantastiche e altri 20 che fuoriescono dalle colonnine della balaustra superiore, oltre agli otto getti delle rampe esterne e ai quattro delle vasche dedicate ai fiumi, tutti alimentati da questa rete sotterranea. Le scale a pioli attuali sostituiscono i vecchi gradini in pietra, ancora visibili sotto terra, che un tempo permettevano l’accesso ai livelli inferiori della fontana.
Le visite all’interno della fontana, un’esperienza poco conosciuta e affascinante, sono oggi possibili solo su prenotazione e accompagnate da guida. Per accedervi, è necessario rivolgersi al personale di sicurezza presso il Palazzo delle Aquile, sede del municipio di Palermo, situato nelle immediate vicinanze.